domenica 22 maggio 2011

Dino Villani - Museo della galleria del premio di Suzzara


MUSEO DELLA GALLERIA DEL PREMIO SUZZARA

DINO VILLANI

Xilografie

dal 22 Maggio al 30 Giugno 2011

Luogo: Museo della Galleria del Premio Suzzara
Indirizzo: Via Don Bosco, 2/a - Suzzara (MN),
tel. 0376.535593

Mostra a cura di: Arianna Sartori

Presentazione di: Prof. Gilberto Cavicchioli

Inaugurazione: Domanica 22 maggio, ore 10.30

Catalogo: Centro Studi Sartori per la Grafica, Mantova

La mostra, promossa dal Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova e dalla Xiloteca Sartori di Mantova e patrocinaca dal Comune di Suzzara, propone, a poco più di vent’anni dalla scomparsa, una cinquantina di xilografie realizzate da Dino Villani (1898 - 1989) a partire dagli anni Trenta, dedicate al fiume Po e alla vita contadina e paesana della Bassa Padana. Sono opere poco conosciute, ma che a loro tempo avevano avuto riconoscimenti autorevoli da parte della critica più accorta che si occupava di incisione contemporanea (Luigi Servolini, Cesare Ratta) e che furono tenute a battesimo, per la loro prima e parziale edizione nel 1945, da Cesare Zavattini.

La mostra Ë accompagnata dal volume “Dino Villani. L’opera xilografica” edito dal Centro Studi Sartori per la Grafica di Mantova con testi di Mariella Milan, Luca Pietro Nicoletti e Maria Gabriella Savoia.

Il nome di Villani, abitualmente, riporta alla memoria la sua più nota attività di pubblicitario e di promotore culturale: basti ricordare, fra le sue numerosissime e geniali iniziative, l’ideazione del concorso di Miss Italia, del Premio Notte di Natale e del Premio di pittura “L’arte e il lavoro” di Suzzara (MN). Accanto a questo, però, Villani ha sempre coltivato la xilografia, dedicando una cura amorevole al racconto della civiltà dei campi della sua terra natale, di cui offre una meditata testimonianza poetica.

La mostra, che propone una nutrita selezione di opere di proprietà della Raccolta delle Stampe di Adalberto Sartori, consente di tornare a porre attenzione su questo lato meno noto del lavoro di Villani, ricordando come egli sia stato una voce significativa, a cavallo fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, nel dibattito sulla xilografia italiana moderna.

…DINO VILLANI…

Nel 2004 gli eredi di Dino Villani, donavano ufficialmente l’intero corpo delle matrici xilografiche e calcografiche che erano ancora in loro possesso ad Adalberto Sartori; affidavano a lui, la conservazione e la valorizzazione dell’importante e consistente opera grafica e, con la donazione, affidavano al Centro Studi Sartori un compito impegnativo e pieno di incognite; Adalberto, Arianna, ed io eravamo felici della grande fiducia dimostrataci, persuasi del nostro serio e costante impegno per confermare quelle che erano state le premesse alla Donazione.

Il nostro interesse per l’incisione antica e moderna, nato gi‡ trentacinque anni fa con la creazione della “Mostra del Libro e della Stampa Antichi”, organizzata per la prima volta in Italia ed ancora esistente, Ë continuato con il lungo lavoro che stiamo portando avanti da più di vent’anni quando abbiamo fondato il nostro mensile d’arte ARCHIVIO.

Da allora abbiamo compilato schede biografiche dedicate ai migliori incisori italiani; edito una “Agenda Sartori Per-Inciso”; collaborato alla fondazione del Museo della Grafica del Comune di Ostiglia; ideato la collana “Incisori italiani contemporanei”, che oggi comprende circa venti monografie dedicate agli incisori contemporanei; la collana “Temi incisi” che raccoglie incisioni di autori diversi legati tutte da un unico tema; collaborato con diversi Comuni (Tenno, Montichiari, Cassina de Pecchi, Sommacampagna, Ostiglia, Mantova, Quistello, Sant Agostino) allestendo mostre di grafica, oppure come prestatori di opere.

Importanti sono state la ricerca, la raccolta e la catalogazione di tutta l’opera incisa di Antonio Carbonati, attivo nella prima metà del secolo scorso, e curata la relativa mostra presso il Palazzo della Ragione di Mantova; scritto ed edito il primo volume di “Incisori moderni e contemporanei” e, grazie alla personale Raccolta delle Stampe di Adalberto Sartori siamo stati in grado di dedicare cicli di mostre all’Impresa dei Mille in “Garibaldi nelle due Sicilie”, ai “Trionfi di Sigismondo”, al Rubens, ad Adamo Scultori con l’opera “Pitture dipinte nella volta della Cappella Sistina nel Vaticano e, per la nuova collana “Album e cartelle”, all’“Eneide illustrata da Bartolomeo Pinelli” con la realizzazione di un volume dedicato al Pinelli e della relativa mostra presso la Ex Chiesa Madonna della Vittoria.

Questo Ë il quarto appuntamento espositivo dedicato alla grafica di Villani, realizzato a cura del Centro Studi Sartori, infatti in occasione del centenario della nascita, nel 2008, abbiamo allestito una prima mostra personale presso il Mulino Dugnani di Cassina de Pecchi, affiancata da un catalogo con riprodotte tutte le opere esposte; quindi un nuovo appuntamento con una mostra a Mantova presso la sede della Banca Fideuram e nel 2010 alla Fondazione Corrente di Milano.

L’impegno preso ci portava alla decisione di eseguire le tirature di tutte le centonovantanove matrici di Villani entrate in nostro possesso; per prima cosa si è provveduto al recupero con prudenti puliture dei rami e degli zinchi. Le relative tirature sono state fissate da tre ad un massimo di dieci esemplari per ogni matrice; mentre per le xilografie le tirature effettuate sono state di venticinque copie per ogni singola matrice. Per i legni più rovinati a causa del tempo, alcuni sono solcati da spaccature, altri hanno subito l’opera dei tarli, altri si sono “imbarcati”, per tutti questi si è provveduto ad una tiratura di soli cinque esemplari ciascuno, a scopo di pura documentazione.

Per la certificazione abbiamo punzonato a secco ogni singolo foglio, utilizzando il nostro simbolo (un piccolo scudo con il Leone rampante su una S), quindi a titolarle ed a numerarle.

Oggi, tutte le 126 matrici xilografiche (142 immagini) e le 73 calcografie tra acqueforti su rame e puntesecche su zinco sono state tirate, punzonate, titolate e numerate.

Dino Villani, pubblicista per antonomasia, inventore in Italia della comunicazione intergrata, precursore del marketing contemporaneo, autore di volumi, creatore delle più rinomate manifestazioni pubblicitarie, (il simbolo M per la nota industria dolciaria Motta, la Colomba Pasquale, la Festa di San Valentino, la Mille lire per un sorriso, poi diventata Miss Italia, il Piatto del Buon Ricordo, ecc.) e nel mondo dell’arte, curatore di mostre, pittore e incisore egli stesso (inserito dal Ratta, nel 1929, tra gli xilografi italiani), critico d’arte di fama nazionale, creatore del famoso Premio Suzzara, queste e altre iniziative lo evidenziano come uno straordinario personaggio eclettico, unico nel suo genere.

Villani, incisore, con il passare degli anni acquisisce uno stile personale, caratterizzato da un segno fortemente chiaroscurale, capace di raggiungere livelli di vera poesia.

Le sue incisioni, xilografie o acqueforti che siano, lo vedono raffigurare prevalentemente l’infinito paesaggio della pianura padana, la campagna, le piazze, i paesi, le borgate, colti nelle atmosfere delle varie stagioni dell’anno, il Po, con i suoi ponti di barche, i mulini, le golene, e le impressionanti e spaventose piene; le raffigurazioni degli antichi mestieri, quelli dove l’uomo operava in prima persona, solo con la propria fatica, in quello stretto rapporto con la natura e con il mondo animale, i fedeli buoi, il cane addormentato, che rendevano la vita molto faticosa, sì, ma dolcissima, sincera ed autentica, di una bellezza struggente, fatta di sudore e di rapporti veri.

Guardare le tavole di Villani, oggi, Ë come guardare e riscoprire il nostro passato, infatti, tutti siamo legati alla terra, abbiamo avuto un nonno, uno zio che lavorava la terra o viveva in campagna e, se in noi possono suscitare affettuosi ricordi d’infanzia, per i giovani si pongono quali fonti di conoscenza straordinari: come ci si vestiva? il vecchio tabarro! Ma che cosa Ë un tabarro, quanti sono i ragazzi che lo conoscono? E i ponti di barche, oggi vere rarità; ricordo che da bambina, abitavo a Sermide dove il Po è molto largo, c’era un ponte di barche, per accedervi bisognava pagare il pedaggio (una lira le biciclette), i carri trainati dai buoi, le motociclette, le automobili ed i camion (i più grandi d’allora erano come i nostri attuali autocarri), dovevano percorrerlo a bassissima velocità; durante la percorrenza, le assi che poggiavano sui barconi di cemento, stridevano fortemente, il rumore provocato che rimbombava nell’acqua era molto forte, ma su tutte le cose e le persone regnava un pesante silenzio perchè si era sul Po, e il Po faceva sentire il suo potere, la sua forza e incuteva sempre timore.

I mulini sul Po, dove si producevano le farine, funzionavano per mezzo delle poderose pale di legno che giravano, grazie alla forte corrente dell’acqua e mettevano a loro volta in funzione gli ingranaggi della macina; in verit‡ io non ne ho mai visti, li conosco perchè li ho visti nel 1971, alla televisione, nel famoso sceneggiato televisivo con la regia di Sandro Bolchi con Valeria Moriconi, Ottavia Piccolo e Raul Grassilli, quale adattamento al famoso romanzo di Riccardo Bacchelli, che già Alberto Lattuada, aveva diretto nel film girato nel 1949.

Ed ancora gli interni delle stalle, illuminate dalle fioche luci di piccole lanterne a petrolio, dove i nostri nonni trascorrevano parte della loro vita, sia durante l’estate per le cure che giornalmente attendevano alle poche bestie in loro possesso, ed anche e soprattutto d’inverno quando il calore della stalla riuniva quanti lavoravano nelle corti, per scaldarsi, per stare insieme e raccontare..., allora noi bambini ascoltavamo incantati, bevevamo un po’ di latte appena munto, cosÏ buono, tiepido, dolce. Ricordi d’infanzia...

Altre incisioni eseguite a puntasecca, più intime, per lo più dedicate agli affetti famigliari, il figlio Stelio, la madre, Berta, trovano nei segni morbidi, sicuri, che accompagnavano la silhouette della figura in una soluzione ottimale.

Il linguaggio dell’acquaforte non è particolarmente approfondito, i segni hanno spesso lo stesso peso, trasferiti sulla lastra con un’unica morsura; le incisioni sono affascinanti per i soggetti riportati più che per la tecnica incisoria, che trova in Villani un potente interprete. Curiosa la sua ricerca di un simbolo che potesse completare la firma posta sulle matrici: la sigla del nome con il cognome viene affiancata a volte dalla raffigurazione di un paio di pantaloni con un fallo uscente, oppure uno scudetto a forma di vanga V. che contiene la D., altre volte frasi o date precise, come se Villani avesse avuto in animo di comunicare il proprio stato d’animo.

Maria Gabriella Savoia

Arquà Polesine - Premio Raise 20^ edizione



mercoledì 11 maggio 2011

FRITZ BAUMGARTNER - ASTRAZIONI. AL MA.CA. DI ACRI

COMUNICATO STAMPA

FRITZ BAUMGARTNER. L’ASTRAZIONE
Il ritorno di un austriaco

A partire da sabato 25 giugno 2011, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) ospiterà una mostra antologica dedicata al grande pittore austriaco Fritz Baumgartner (1929-2006), maestro del segno e del colore che, nel corso della sua carriera artistica, ha saputo sapientemente fondere la lezione espressionista a una sempre più urgente esigenza d’astrazione, dando vita a una collezione di dipinti, disegni e vetrate contraddistinti da una mirabile sapienza grafica ed una sferzante energia.
La mostra – la più ampia rassegna di opere dell’artista austriaco mai fatta in Italia – sarà composta di oltre cinquanta dipinti e tredici disegni che spaziano dai primi anni ’50, quando ancora frequentava l’Accademia delle Arti Figurative di Monaco di Baviera, sotto la guida di Oskar Kokoshka, fino alle ultime opere realizzate a pochi mesi dalla morte.
 
«Artista inquieto e poliedrico – ha scritto di lui il gallerista torinese Arturo Bottello, a cui si deve la proposta e la diffusione della sua opera in Italia – , senza alcun dubbio uno dei più in-teressanti disegnatori e grafici contemporanei, uomo colto, dotato di un senso totale dell’esistenza, un’intelligenza vitale e partecipazioni non comuni con un modo di pensare, ve-dere, segnare l’essenza della vita che si dilata anche fra la gente.»  
Proprio l’essenza della vita è ciò che traspare maggiormente dalle sue opere, vere e proprie epifanie mondane, rappresentazioni sempre più fatte di un’astrazione singolare e personale dell’esistenza umana in tutte le sue sfaccettature, dai momenti più ironici e leggeri a quelli più profondi, tragici e appassionati. Non mancano i riferimenti mitici e biblici, trattati con intelligenza e sincera sensibilità culturale e spirituale, e nemmeno le celebrazioni della sensualità e della carnalità; una vasta gamma di temi che si rifrange nella poliedricità espressiva testimoniata da oltre cinquant’anni di costante ricerca e rinnovamento del proprio linguaggio pittorico.


    
FRITZ BAUMGARTNER, L’ASTRAZIONE
Il ritorno di un austriaco
Luogo:       MACA – Museo Arte Contemporanea Acri, Piazza G. Falcone, 1 – 87041 Acri (Cs)       
Curatori:     Boris Brollo
Vernissage: 25 giugno 2011, ore 18:00
Periodo:     dal 25 giugno al 2 ottobre 2011
Orario:       dal martedì alla domenica, 9-13 e 16-20; lunedì chiuso       
info:           Museo tel. 0984953309;  Ufficio stampa tel. 0119422568,
                 maca@museovigliaturo.it, www.museovigliaturo.it


giovedì 5 maggio 2011

OTTORINO DE LUCCHI - GALLERIA D'ARTE STUDIO 10

Comunicato Stampa


 OTTORINO DE LUCCHI
"Il sottile fascino del quotidiano"

Il giorno 08 maggio 2011 ore 17,00

presso la Chiesa di Santa Maria Annunciata di San Martino dall'Argine (MN)
La Galleria d'arte moderna "Studio 10" è lieta di invitarVi alla presentazione della
mostra personale dell'artista

Presentazione critica di Giuliano Pisani

Nel panorama dell’arte contemporanea, un artista che dipinge soggetti inanimati, fiori, frutta, ortaggi, con un’attenzione maniacale al dettaglio, all’atmosfera, ai giochi di luce e di colore, sembra appartenere a un passato lontano, fuori moda e fuori gusto. Come se componesse poesia in terzine dantesche o in ottave ariostesche. Non è uno sperimentatore, non è nemmeno un provocatore. Magari è bravo, ma che cosa può comunicarci, oggi, un figurativo? Proviamo a rovesciare questo luogo comune e semplicemente non vero. Partiamo da una premessa: siamo sicuri che un’opera figurativa del passato si possa cogliere con maggiore facilità di un quadro astratto? Senza un’adeguata preparazione culturale se ne coglie al massimo il riflesso esterno. Ciò vale per la Gioconda come per la Cappella degli Scrovegni, per la Tempesta di Giorgione come per il san Gerolamo di Antonello da Messina. Calma dunque. E ragioniamo. La ricerca di Ottorino De Lucchi muove da un’osservazione rispettosa di quella che un tempo si chiamava la natura delle cose. Delle cose, appunto. E pare dire a noi tutti che abbiamo perso l’abitudine di guardare e considerare le piccole cose di ogni giorno, che non sappiamo più coglierne le peculiarità, che abbiamo perduto la capacità di stupirci di fronte alla perfezione di una mela o di una melagrana. Bastasse questo, ci avrebbe già comunicato molto, avrebbe stimolato in noi una fertile riflessione. 
La natura parlava in passato con diversi linguaggi, quello realistico e quello simbolico. Un frutto non si esauriva nel suo sapore o nella sua forma, ma rappresentava l’opera creatrice di Dio ed era portatore di più significati, palesi e riposti, realistici e simbolici. L’allegoria della Caritas dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni ne è un esempio perfetto. La donna regge nella destra un canestro con spighe di grano, boccioli di rose, melagrane aperte e chiuse, fiori di melagrana, una castagna con il riccio, una noce. Una meravigliosa natura morta, hanno detto molti critici. Senza accorgersi, o capire, che per la tradizione cristiana sono tutti simboli della passione e morte di Gesù: la spiga di grano evoca l’eucarestia (con la sua farina si forma la particola, l’ostia sacra della Comunione), la rosa richiama le spine della corona posta sul capo di Cristo; la melagrana rappresenta la Chiesa, che sotto la stessa fede riunisce popoli profondamente diversi per cultura e tradizione (i chicchi separati eppure uniti), mentre il taglio rosso della melagrana aperta rappresenta il sangue di Cristo, il suo Amore misericordioso. La castagna avvolta dal riccio simboleggia il frutto della passione, la virtù nascosta circondata dalle spine che non riescono a intaccarne la dolcezza (le vie misteriose della Provvidenza divina che si attua, come nel caso di Cristo, attraverso le sofferenze e l’effimera vittoria della morte), mentre la noce rappresenta il frutto dell’albero da cui è tratto il legno della croce. L’uomo d’oggi ha perduto la dimensione del sacro, non sente di vivere immerso in una storia che viene da lontano, in un universo dove tutto ha un ruolo e un senso, dove anche lui è parte di questo tutto. La sacralità delle cose è estranea alla mentalità corrente. Si è più portati a credere alla magia o un soprannaturale effimero. L’aggettivo magico ha preso il sopravvento su sacro. ma ha perso anche la dimensione della bellezza. Eppure esiste e si vede un ordine perfetto, un kosmos, che è ordine, universo e bellezza insieme. La bellezza è ordine e vita, e non l’effimero riscontro che appaga i sensi, “E fea quell’isole feconde col suo primo sorriso”, dice Foscolo di Venere, dea della bellezza, che con la sua luce affolla di vita le isole dell’Egeo. La bellezza non è solo una questione di forme, colori ed equilibri compositivi. C’è una bellezza intrinseca nelle cose, anche in quelle esteticamente non codificate. Un pezzo di pane può non essere bello in sé, non rientrare in qualche canone estetico, ma può diventare bello per i suoi valori simbolici, laici o religiosi. L’obiettivo concettuale di Ottorino De Lucchi, la cifra della sua vocazione è proporre cose e oggetti comuni da un punto di vista artistico, per rendere apprezzabile ed esteticamente godibile ciò che appare comune e persino insignificante. Propone i suoi soggetti decontestualizzati da un qualsiasi ambiente, colti in sé, puri al punto che con loro c’è solo un fondo nero. C’è una religiosità nella cura riservata a queste umili creature, un’emozione che arriva fino a noi se andiamo al di là delle cose e cogliamo il messaggio che l’artista ci vuol dare.

Inaugurazione domenica 8 maggio 2011 ore 17.00
San Martino dall’Argine (Mn), Chiesa di Santa Maria Annunciata
Ottorino de Lucchi "Il sottile fascino del quotidiano"
Sarà presente l'artista.
Presentazione critica a cura di Giuliano Pisani. Catalogo in mostra
Apertura sino al 30 maggio 2011.
Orari:
dal giovedì al sabato dalle ore 16.00 alle ore 19.30; 
domenica e festivi dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30, 
il venerdi sera dalle 21.00 alle 23.00 in occasione del mercatino.
Organizzazione: 
Galleria d’arte moderna STUDIO 10, via Garibaldi, 1 San Martino dall’Argine (Mn)
Info: tel: 0376-919360, cel: 339-2069027, mailto:galleriastudio10@tele2.it